Chiara Bernazzani: Guida alla Torre Civica di Bergamo e le sue campane

La storia delle campane della Torre Civica di Bergamo e della struttura che le sostiene divengono oggetto di divulgazione grazie uno studio condotto dalla studiosa di campane medievali e storiche Chiara Bernazzani. Assegnista di Ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Chiara Bernazzani ha compiuto un’indagine puntuale sull’evoluzione dei complessi campanari che si sono succeduti nei secoli, analizzando le dinamiche che hanno condotto alla presenza dei tre bronzi storici attuali, risalenti rispettivamente ai secoli XV (campana minore), XVII (Campanone) e XX (campana mezzana). Tale progetto di studio e valorizzazione dei bronzi ha visto luce nel mese di luglio 2012 grazie alla stampa e alla diffusione gratuita in Torre Civica di un volumetto di 65 pagine: al suo interno un interessante apparato fotografico e iconografico prodotto dall’équipe della ricerca ed estratto dal patrimonio della Biblioteca Civica Angelo Mai; completano l’opera una sintesi in lingua inglese redatta in collaborazione con lo studioso britannico e archivista Christopher Pickford, nonché una ricca bibliografia di riferimento per chi voglia approfondire l’argomento della crescita storica del ruolo della Torre Civica nel corso dei secoli. Il lavoro condotto dalla Chiara Bernazzani ha consentito di scoprire quale notevole movimento di fonderie e fonditori fosse ruotato nei secoli attorno alla Torre Civica, primi fra tutti Gasparino da Vicenza sulla fine del Quattrocento e Bartolomeo Pisenti da Verona in piena epoca barocca. A questo va collegato il ruolo strategico giocato dalla torre nei secoli: sede di residenza dei campanari più volte rimaneggiata e ornata nel XVII secolo da un’enorme cupola lignea a forma di campana (ritratta da Carlo Ceresa tra il 1645 e il 1650 in San Vincenzo Martire in gloria) distrutta tragicamente da un incendio.

Scorrendo le pagine del volumetto di Chiara Bernazzani, appare evidente l’intenzione di sottolineare la connessione tra lo sviluppo della Torre e le vicissitudini che hanno condotto a ripetute fusioni e rifusioni dei manufatti bronzei che oggi possiamo contemplare in cella campanaria. La Torre ha svolto nel corso dei secoli un ruolo di primaria importanza nella storia della città, vegliando sui diversi fenomeni storici succedutisi: dal periodo della peste a quello della cacciata dei Veneziani, dalle tele settecentesche alle prime fotografie del Novecento, spaccati di vita cittadina in cui il suono delle campane (ancora visibili con inceppatura e incastellatura lignea in una delle immagini della Raccolta Gaffuri) ha svettato come emblema costante e puntuale. Merita ricordare come la campana di Gasparino e il Campanone di Pisenti riflettano visioni dell’arte fusoria profondamente differenti: semplice ed essenziale la prima, priva di decorazioni ma elegante nelle iscrizioni in carattere gotico poste sotto la calotta; ricchissima di ornamenti la seconda, a sottolineare l’agio della committenza. Tale ultimo aspetto ricade sulla campana mezzana, in origine coeva al Campanone ma calata durante il Secondo Conflitto Mondiale per decreto di Mussolini. La lungimiranza del tempo fece sì che prima della spoliazione bellica venissero prese tutte le forme dei calchi, riprodotti fedelmente sulla nuova campana fusa nel 1946 da Angelo Ottolina di Bergamo. Le campane vengono studiate in dettaglio nella seconda parte del libro con ampio uso di termini tecnici glossati in una legenda iconografica in doppia lingua posta al termine del volume. Fine di tale lavoro è rendere più agevole l’osservazione in prima persona delle campane, poste attualmente a un’altezza che difficilmente consente di apprezzare i particolari della manifattura.

Tra il 1474 e il 1946 – date di fusione delle campane ora presenti – si muovono quattro secoli e mezzo di storia, che corrono sugli otto secoli di vita della Torre Civica: come afferma la studiosa ‘Storie di suoni, che per i bergamaschi sono stati per secoli fondamentali per regolare la vita quotidiana e il lavoro, le vicende amministrative e i grandi eventi’. Ogni campana diviene così espressione di un pezzo di cultura plurisecolare, uno strumento di espressione di un momento storico da comprendere. Nelle pagine scritte dalla Bernazzani, possiamo allora cogliere un segno di permanenza, che è il segno della nostra cultura, degna di essere divulgata dall’alto dei campanili alle sedi di confronto e studio per ricavarne segni per un pieno recupero futuro della tradizione.

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Pubblicato: 1 maggio 2014Tags: , , , , , , , , , , , ,