Le campanine in Inghilterra: Cronaca di un viaggio nel Suffolk

Tra il 23 e il 26 luglio scorso la Scuola Campanaria di Roncobello ha soggiornato in Inghilterra, nella contea del Suffolk, per visitare alcuni dei campanili più rappresentativi della zona, provare a suonare i concerti campanari locali e offrire un concerto di campanine in una delle suggestive chiese di campagna che caratterizzano un’area posta a circa 100 chilometri a est di Londra, tra il Mare del Nord e la zona di Cambridge. Con questa esperienza, vissuta da 31 membri tra suonatori e genitori accompagnanti, Roncobello ha reso omaggio ai campanari che avevano visitato nello scorso ottobre del 2007 la località montana dell’Alta Valle Brembana, occasione in cui, alla fine della serata conclusasi con un concerto di campanine inframezzato dalle tradizionali handbells inglesi, i visitatori britannici avevano espresso l’auspicio che i giovani campanari bergamaschi venissero a visitare l’Inghilterra.

Così è stato: l’esperienza ha costituito un momento di crescita importante per il gruppo, che si è fatto ambasciatore della cultura campanaria bergamasca in terra di Albione, confrontando il proprio patrimonio con quello britannico e proponendo l’ascolto degli xilofoni in metallo, vetro e ottone su cui viene tramandato l’antico repertorio orale delle suonate a tastiera. Tra i campanili visitati vanno segnalati quelli di Lavenham, antico borgo nel cuore del Suffolk risalente all’epoca Tudor con case a graticcio e una chiesa gotica risalente al XV secolo costruita con il denaro dei proprietari terrieri locali, i quali, narrano i locali, facevano a gara per costruire chiese più grandi o più ricche, anche in materia di campane. Appena giunti sul posto il gruppo di Roncobello è stato accolto da un concerto di campane suonato da campanari locali e provenienti da diversi villaggi della contea del Suffolk, cui è seguita una visita alla cella campanaria e alla cima del campanile, da cui si scorge il panorama agricolo della campagna profonda, fatta di cottage, piccoli ruscelli che attraversano strade di paese, anatre al bordo della strada che osservano curiose i passanti: un mondo profondamente diverso da quello della caotica Londra e assai più somigliante a quello della nostra provincia.
Aspetto importante da sottolineare è che il concerto di otto campane in Re bemolle 3, posto nella chiesa anglicana di San Pietro e Paolo del citato villaggio di Lavenham, risale al XVII secolo ed è stato conservato integro sino al giorno d’oggi. Due sono gli elementi che differenziano profondamente la cultura campanaria inglese dalla nostra: in primo luogo le campane fessurate vengono saldate senza difficoltà e quindi ripristinate all’uso, contrariamente a quanto avviene in Italia, ove si spinge alla rifusione o alla nuova fusione; in secondo luogo, l’Inghilterra non ha subito la requisizione bellica dei bronzi, ordinata in Italia dal governo di Mussolini nel 1943 per fondere cannoni da guerra. Aspetto ancor più interessante è che in molti concerti convivono campane del 1600 con campane fuse nel 2000, con una buona amalgama dei diversi timbri: è il caso del concerto di dodici campane in Re bemolle 3 della chiesa di Saint Mary le Tower, nel centro di Ipswich, capoluogo del Suffolk, visitata nel pomeriggio del primo giorno di presenza in Inghilterra. Qui i campanari si esercitano tutti i lunedì dalle 19:00 alle 21:00 nel suono a scala eseguendo sei segni di 15 minuti ciascuno, senza che per questo vi siano proteste, fatto ai nostri occhi sorprendente se si tiene presente che la città conta 160.000 abitanti.

Big Ben - Londra Campanile di Felixstowe (Suffolk) Campanile di Lavenham (Suffolk) Concerto Campanine a Grundisburgh (Suffolk) Il suono a corda Foto di Gruppo della Scuola Campanaria di Roncobello Il suono a corda Il suono a corda, campanari inglesi Suono a tastiera, Scuola Campanaria di Roncobello Campana in legno
 

Nota tecnica rilevante: le campane britanniche e dei paesi a maggioranza cristiana dell’antico Commonwealth hanno inceppatura alla veronese e vengono suonate con lo stesso sistema vigente nella diocesi veneta. Inoltre tutti i concerti sono manuali: solo in rari casi i concerti sono stati automatizzati in quanto il segno per la Messa viene dato dai campanari e, in loro assenza, dal sacrista (da loro chiamato ‘guardiano’) mediante il suono breve di una sola campana. Abbiamo avuto la possibilità di suonare le campane del concerto di Orford, nel cuore della campagna, tra querce medievali, fortezze normanne e rovine di chiese antiche. Le campane inglesi si sono rivelate decisamente maneggevoli, ben bilanciate seppure molto più veloci rispetto alle nostre a inceppatura ambrosiana, tanto che tutti i ragazzi, anche i più giovani, sono riusciti a portare a bicchiere le campane senza difficoltà. Grazie alla grande disponibilità dei campanari locali è stato possibile cimentarsi e ricevere le istruzioni di massima per poter maneggiare i bronzi. I campanari inglesi hanno offerto al nostro ascolto una serie di scale che obbediscono a un principio rigidamente matematico che regola la formazione delle stesse. Per portare un esempio, con un concerto di 5 campane vengono eseguiti 120 ‘peals’ (rintocchi), il che significa che le cinque campane vengono combinate tra loro in 24 modi diversi. I campanari sono dotati di librettini ciascuno dei quali riporta, a seconda del tipo di suonata, quale sequenza deve rispettare ciascuna campana per ciascuna scala. Potremmo in sostanza affermare che, se i veronesi ricercano la musicalità, gli inglesi ricercano tutte le possibili combinazioni sonore, prediligendo il principio della combinazione matematica a quello della melodia. Tale affermazione è valida solo fino a un certo punto: a Orford, villaggio dotato di un concerto di otto campane in Sol 3, ci è stato offerto l’ascolto della suonata denominata ‘Grand Sire’ (Gran Signore), risalente al 1600, in cui le campane, dopo una serie di scale, vengono fatte dondolare in maniera sempre più veloce e leggera creando un effetto ipnotico assai simile a quello delle campane suonate secondo il sistema bolognese. Un grande plauso quindi alla maestria degli inglesi, i quali si fanno portatori di un tradizione di un secolo più antica rispetto a quella bergamasca, affermatasi dal 1750 in avanti.

Al grande tesoro delle campane si è unito, nella visita alla chiese, quello dei pianoforti a coda e degli organi antichi, vera gioia per i diversi allievi organisti e pianisti che nel nostro gruppo alternano le campane e le campanine a questi strumenti. Nella serata di venerdì 25 il gruppo di Roncobello si è trasferito a Grundisburgh, presso la chiesa di Saint Mary le Virgin, ove ha tenuto un concerto di campanine per i campanari locali, che hanno introdotto le campanine con un solenne concerto di campane, anch’esso costituito da otto bronzi in Sol 3.

Il concerto ha avuto l’obiettivo di porgere l’ascolto di alcuni dei brani più caratteristici del repertorio campanario bergamasco, preceduto dall’esecuzione di una Bergamasca, danza rinascimentale insegnata al gruppo dal maestro e suonatore di cornamusa scozzese Carlo Musitelli, di San Pellegrino Terme, il quale aveva sottolineato come tale ballo fosse citato già nella Dodicesima Notte di Shakespeare (V Atto, nel dialogo tra Teseo e Bottom): un omaggio agli ospitanti e ai promotori del gemellaggio tra la terra di Bergamo e l’Inghilterra. Al termine del concerto, un generoso ringraziamento è venuto dall’organizzatore Stephen Pettman e dalla locale sacerdotessa, Reverendo Clair, che hanno avuto parole di sincero apprezzamento per la musica proposta dalla scuola. L’amico Stephen, in visita nello scorso ottobre a Roncobello con una trentina di campanari del Suffolk, ha espresso vivo ringraziamento ai bergamaschi “per aver portato una musica meravigliosa e tanti strumenti musicali”, affrontando ingenti spese di trasporto aereo. “Sarebbe una tragedia per la tradizione se questo patrimonio andasse perso”, ha affermato Stephen Pettman alla fine del concerto. Luca Fiocchi ha replicato che “il senso ultimo della nostra presenza e della nostra azione è quella di conservare un tesoro della memoria passando attraverso la maggiore speranza per il futuro, che sono i giovani.”

Si torna dall’Inghilterra con il grande orgoglio di aver portato in una nazione lontana il nome di una piccola località montana che sta tutelando e rilanciando la tradizione delle campane agendo all’interno della Federazione Campanari Bergamaschi. La speranza è che ora le pubbliche istituzioni comincino a guardare al patrimonio delle campane come un dato della cultura bergamasca da rilanciare su tutto il territorio provinciale con corsi di formazione musicale volti a riscoprire lo strumento campana. All’orgoglio di essere custodi di una cultura preziosa e prestigiosa si aggiunge però la coscienza di aver visitato un paese che ha saputo tutelare molto più dell’Italia la tradizione delle campane: un esempio senz’altro da seguire per i decenni futuri. Un’altra delle migliaia di pagine d’arte da salvare e sottrarre all’appiattimento culturale mediatico.

Luca Fiocchi

 
Pubblicato: 12 agosto 2008Tags: , ,