Pionieri del paesaggio sonoro contemporaneo. Omaggio al gandinese Antonio Todisco (1915-1981).
Introduzione
I già 110 anni dalla nascita compiuti (1915-2025) e il 45° anniversario della morte (1981), sono una grande occasione per ricordare Antonio Todisco, pioniere nella registrazione dell’ambiente sonoro di Gandino e nella descrizione del paesaggio sonoro attraverso lo straordinario disco pubblicato nel 1955, a poco più di 70 anni di distanza compiuti rispetto alla data attuale.
Nella storia ci sono uomini che, pur nella semplicità assoluta, sanno catturare il momento e cogliere con intensità quello che il paesaggio della comunità esprime. È proprio il caso di Antonio Todisco, gestore a Gandino di un negozio di televisori e radio, che negli anni ’50 del XX secolo iniziò l’avventura di catturare i suoni dell’ambiente, arrampicandosi nei sottotetti delle case, nei punti più impervi del paese, negli angoli più inattesi per cogliere il mondo sonoro che andava sviluppandosi negli anni. Dai cori ai suoni dell’organo, dalla banda alle campane, ha saputo ricavare con grande arte le matrici dei dischi che poi faceva stampare.

Un passaggio, quello delle bobine dei nastri a bobine Grundig, alla creazione delle matrici di dischi: passaggio di grande fascino, che segnò un anticipo delle nostre tecnologie più recenti. Qui si vede la grandezza del pioniere: cogliere attraverso queste testimonianze lo scorrere della storia. La memoria ci riporta ai grandi pionieri del suono della vicina Leffe, come Vapore, Tarcisio Beltrami e altri che, come ben aveva detto la scrittrice di racconti leffese Bruna Gelmi, sottraevano il tempo a famiglia e alle cose di casa per animare il paese e dargli un volto nuovo, uscito dai drammi della guerra. A tutti gli effetti, in questi anniversari, Antonio Todisco s’inserisce in questa scia davvero nobile e generosa che colora di musica della memoria le nostre valli e le nostre terre.
Non erano persone benestanti, anzi, spesso facevano fatica a tirare avanti. Eppure, dentro, avevano un enorme ricchezza di doti umane ed artistiche. In modo del tutto disinteressato, donarono al proprio paese la loro creatività, la loro inventiva, il loro tempo, rubati un po’ al sonno e un po’ la famiglia. Avevano una gran voglia di vivere di ritornare a vivere dopo la Seconda Guerra Mondiale, che aveva portato anche nei nostri piccoli paesi morte, distruzione e miseria. Questi uomini speciali, per ritornare alla vita, ci hanno messo il cuore, la mente, […] hanno ricominciato a lavorare e a ricostruire, usando spesso soltanto le proprie mani. Hanno ridato vita al loro paese con semplicità e generosità, con umiltà ed umiltà, senza mai chiedere niente in cambio. Erano fatti così.’
Una digitalizzazione che vuole vendere ragione di una grande opera del mondo dei semplici, che tuttavia si fanno portatori di una perenne tradizione.
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Registrare la memoria
Negli anni ’50, il processo partiva dalla registrazione su nastro magnetico: il nastro veniva riprodotto e il segnale veniva inviato tramite cavo – che collegava in uscita il registratire e in entrata l’incisore a tornio, che incideva il master su una lastra di lacca. Da lì, si passava poi alla produzione di copie in vinile. Questa tecnica univa flessibilità e qualità nella produzione musicale. Il segnale veniva trasmesso in tempo reale dalla bobina al sistema di incisione, attraverso un percorso audio analogico. In pratica, il nastro magnetico riproduceva il segnale audio, che veniva poi captato tramite cavo e inviato all’incisore, il quale, a sua volta, lo trasferiva su una lastra di lacca.

In molti casi gli incisori di dischi, soprattutto quelli amatoriali o da studio, erano dotati di funzionalità di riproduzione. Spesso utilizzavano lo stesso meccanismo sia per leggere il segnale dal nastro e poi inciderlo sulla lastra, sia per riprodurre il suono in tempo reale. Questo permetteva di ascoltare immediatamente il risultato prima di procedere con l’incisione finale. Quindi, era abbastanza comune avere entrambe le funzioni integrate in un unico apparecchio.

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L’ascolto del disco
Video in memoria del tecnico fonico Antonio Todisco (1915-1981), che registrò e pubblicò nel 1955 questa preziosa memoria della musica popolare e religiosa di Gandino. Disco autoprodotto da Antonio Todisco. Il disco era stato creato in casa con strumenti che abbiamo citato sopra: una volta creata la matrice, era stata poi portata in discografica per la stampa. Si nota la qualità di ascolto e l’ottimo confezionamento per l’epoca. Il video che abbiamo realizzato riprende il disco suonato con un giradischi pressoché coevo degli anni ’60, marca Supravox modello Beta, ereditato e restaurato.
Il disco è stato digitalizzato correggendo l’intonazione delle campane della Basilica per alcuni frammenti e per il suono di alcune chiese sussidiarie. La correzione dell’intonazione è stata effettuata anche per le musiche eseguite dalla Pastorèla. Le differenze di tonalità tra il suono reale e la registrazione riversata su disco si deve proprio a questioni tecniche che si producevano naturalmente nel passaggio dalle bobine al vinile. Nella nostra era digitale questo problema può essere ovviato per una resa più fedele alla fonte. Ad Antonio Todisco va dato l’enorme merito di avere catturato l’ambiente sonoro di uno dei centri di musica popolare e religiosa più importanti della Regione Lombardia.
L’iniziativa s’inserisce nel processo etnomusicologico della ‘restituzione del patrimonio’. il materiale viene restaurato e nuovamente condiviso attraverso l’attuale mezzo digitale.
Video prodotto dalla Federazione Campanari Bergamaschi. Un ringraziamento alle figlie di Antonio Todisco, Anna e Mariuccia, e al campanaro Giovanni Savoldelli, per avere procurato il disco e notizie sull’incisore.
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Contenuto del disco


LATO A
1. Frammento di Ave Marie di seconda classe con inno mariano
2. Campane a ‘dondolo’ dell’allora chiesa sussidiaria di San Giacomo di Cirano, Parrocchiale di San Nicola di Bari e San Lorenzo di Barzizza, delle chiese sussidiarie di Gandino di San Giuseppe, Santa Croce, San Mauro e Santa Maria Nascente detta ‘del Suffragio’.
3. Allegrezze: Suonata di Pasqua, Valzirù, Suonata d’allegrezza (probabilmente per battesimi di terza classe).
4. Finale della suonata ‘alla romana’ di prima classe con allegrezza sulle sei campane minori e ‘chiamate’ delle quattro campane grosse ‘a distesa’.
5. Campane della Basilica ‘a distesa’.
LATO B
1. Coro dello Stabat Mater della Chiesa di Santa Maria del Suffragio.
2. Canto dello Stabat Mater con accompagnamento del Civico Corpo Musicale di Gandino.
3. Brano religioso del corpo musicale di Gandino.
4. ‘Stille nacht’ eseguito all’organo con auguri della possibile voce di Antonio Todisco.
5. Il gruppo della Pastorèla esegue la Pastorella natalizia.
6. Il gruppo della Pastorèla esegue una marcia.
7. Il gruppo della Pastorèla esegue un valzer.


Sono Angelo Todisco, figlio di Antonio ho ricevuto notizia di questa vostra bellissima pubblicazione oggi, 6 Aprile 2026. Attualmente vivo in Cile per cui leggere di mio padre mi emoziona ancora di piu’.
Ricordo che seguivo da piccolo papa’ Antonio durante le varie registrazioni e lo guardavo con attenzione mentre incideva i vinili in cucina nelle fredde giornate invernali, ho ancora vivido il ricordo delle campane a distesa, e la Pastorela in occasione del Natale. grazie ancora di cuore!!