Cronache campanarie. Visita alla Fonderia Allanconi di Ripalta Cremasca

Numerosi visitatori della Federazione Campanari Bergamaschi all’appuntamento di domenica 17 novembre presso la Fonderia Allanconi di Bolzone di Ripalta Cremasca. Un tuffo nel passato l’arrivo agli spazi del complesso sorto tra i cascinali, una prospettiva assolutamente genuina per un lavoro che ha mantenuto, presso questo centro produttivo, tutte le caratteristiche di un laboratorio antico. Accanto a questo tratto, che lo differenzia profondamente dalle realizzazioni di stampo industriale, si unisce lo spirito divulgativo del giovane cuore della fonderia, Emanuele Strada, che ha portato l’attività produttiva dagli 80 pezzi annui del nonno, erede delle conoscenze della Fonderia Crespi di Crema, ai 240 pezzi attuali, parti dei quali hanno sbocco commerciale estero o per altre aziende committenti.

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La qualità delle fatture artistiche e decorative si aggiungono a un prodotto sonoro di livello e di dimensioni notevoli, tra cui spiccano il campanone della Basilica di Desio e una campana di quaranta quintali richiesta in Perù. Molte le campane in lavorazione durante la nostra visita, alcune delle quali in processo di essiccazione: il crepitio della fiamma e l’argilla rivestita di crini di cavallo proiettano il visitatore in un clima pienamente settecentesco, quando le fonderie iniziarono a insediarsi stabilmente e a trasportare sul posto i prodotti richiesti dalle committenze. Emanuele Strada ha sottolineato come fosse consuetudine nei secoli scorsi fondere campane direttamente nelle vicinanze del campanile: le difficoltà di trasporto di mezzi da lavoro, i boschi infestati da briganti e gli imprevisti dei lunghi viaggi avevano indotto le fonderie ad acquisire una natura itinerante. Da qui il rinvenimento di molte fosse di fusione attorno e all’interno delle chiese stesse, confermando la profonda relazione esistente tra il suono dei bronzi e l’ambiente ecclesiastico, legame che ha consegnato alla storia, con profusione di decorazioni, autentiche opere d’arte. Tra le opere in lavorazione e opere terminate, i nostri visitatori hanno ammirato un piccolo concerto da carillon e una campana di tredici quintali pronta da consegnare per un campanile della Brianza. In attesa di consegna anche la nuova campana minore dell’imponente concerto di Osio Sotto, che verrà benedetta in piazza la prima domenica di dicembre e innalzata sul campanile la settimana successiva.

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Molte le domande poste dai visitatori agli Allanconi circa le tecniche fusorie, i criteri d’intonazione,  i procedimenti impiegati per la decorazione del corpo delle campane. Uno dei compiti più complessi concerne l’inserimento all’interno dei concerti di campane nuove in sostituzione di campane fesse, la cui scelta timbrica deve armonizzarsi al complesso esistente, talvolta già eterogeneo a causa di molteplici fusioni e rifusioni di epoche successive. La scelta di procedere nel Secondo Dopoguerra alla rifusione integrale di concerti menomati dalla spoliazione del 1942 ha causato perdite irreparabili di opere d’arte e conoscenze artistiche. Compito del fonditore moderno – nelle parole di Emanuele Strada – è pertanto quello di riproporre le antiche tecniche costruttive ereditate dalla generazione precedente: ‘Il salto di una sola generazione è sufficiente perché si perdano conoscenze secolari. Per questo motivo mantenere il patrimonio ereditato diviene opera di grande responsabilità.’ Il problema della conservazione del patrimonio ereditato e la sua trasmissione è a tutti gli effetti quanto ha investito la conservazione delle conoscenze del patrimonio orale del suono delle campane con un’enorme perdita dei repertori del suono a tastiera a causa dell’elettrificazione dei concerti campanari con l’immotivata rimozione di corde e tastiere. Quanto giunto sino ad oggi è certamente una centesima parte di quello che veniva suonato sino al 1960. Gli interventi tra il 1970 e il 2000 delle ditte del settore hanno portato a una perdita storica di cui le stesse possono solo farsi responsabili e a cui possono parzialmente rimediare ripristinando i sistemi di suono rimossi.

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Guadando in prospettiva alla ripresa della tradizione, possiamo certamente affermare che avere in Lombardia una fonderia gestita con proiezione dialogante e collaborativa costituisce una grande ricchezza per la gestione futura del patrimonio campanario. Lontani dai rapporti ‘muscolari’ dei decenni passati, associazioni e ditte del settore possono iniziare a pensare di voltare pagina e lavorare insieme per la ricostruzione della tradizione, fondata sul suono autentico e sul rispetto per lo strumento che produce tale suono. In questo la nostra associazione conferma il proprio pieno e incondizionato impegno.

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Grazie alla Famiglia Allanconi, testimonianza del fatto che si può continuare a produrre arte nella semplicità artigianale: un modello di conservazione e coltivazione dei valori ereditati dal passato in un’epoca di assoluta crisi di sostanza per l’Italia.

Clicca qui per accedere a un filmato riassuntivo di alcuni momenti della vista alla Fonderia Allanconi.

Pubblicato: 20 novembre 2013Tags: , , , , , , , ,