Tecniche arcaiche di suono delle campane ad Almenno San Salvatore

Suono arcaico, note incantate. Le campane della chiesa di Santa Maria della Consolazione di Almenno San Salvatore – meglio nota come chiesa di San Nicola – conserva certamente il sistema più arcaico di suono che si conosca in bergamasca. Un suono che precede quello dell’allegrezza a tastiera e il moderno concetto del suono a scala. Chi ha l’occasione di poter ascoltare il sistema di suono riscoperto dai fratelli Mattia e Edoardo Rota, comprenderà come si suonava probabilmente prima dell’avvento in bergamasca delle campane ‘a carillon’ e del suono al botto. Eredi del nonno paterno Edoardo Rota (1926-2007), campanaro di antica tradizione, i fratelli Mattia ed Edoardo hanno ripreso l’antica tradizione del suono attraverso l’uso di cordine agganciate al battente, da un lato, e alla ringhiera della cella campanaria, dall’altro. Si tratta di un sistema che non sorprende chi vive al di fuori della bergamasca, mentre lascia stupito il suonatore ambrosiano, abituato ad avere a che fare con tastiere.

L’incastellatura per tre campane, interamente lignea, ospita tre campane disposte in file, elemento assolutamente insolito nella nostra Diocesi. A ciò si aggiunge la sorpresa di trovare tre sole campane, la maggiore delle quali risale al 1796 e che venne fusa, a quanto si legge dall’ iscrizione presente sul bronzo, dal fonditore Antonio De Ferraris di Rovato il 14 Novembre di quell’anno. Completano il concerto due bronzi di Ottolina di Bergamo del 1950, che sostituirono due campane antiche tolte durante la Seconda Guerra Mondiale.

La seconda particolarità viene dal fatto che le campane non sono disposte in ordine crescente ma seguono il seguente criterio, guardandole dando le spalle alla ringhiera e voltando le spalle – idealmente – al vicino campanile della Parrocchiale: mezzana-maggiore-piccola.

Questo fa intendere che non abbiamo di fronte le note Si bemolle3-Do4-Re4, bensì Do4-Si bemolle3-Re4. Il fatto di non avere le campane disposte a scala induce a formulare diverse teorie, la prima delle quali potrebbe essere che si sia ereditata una serie di passaggi che non sono necessariamente legati a una melodia ma a una cadenza ritmica. La melodia che eseguono i fratelli Rota deriva molto probabilmente da una cantilena popolare che un anziano, alla discesa dal campanile ci ha così espresso:

“Mè nono, mè tata,

al m’ha crompà le stringhe

per ligà sö le scarpe”

(“Mio nonno mi ha comprato le stringhe per allacciare le scarpe”)

L’apparente banalità del testo fa riferimento a un contesto estremamente povero all’interno della realtà contadina dell’Ottocento, dove l’avere lacci per le scarpe era ritenuto un privilegio.

Dopo aver eseguito sulle campane questa melodia, intervallata da marcate cadenze ritmiche che il nostro informatore ha cantilenato durante la chiacchierata alla fine dello scampanìo, i fratelli Rota hanno eseguito una suonata denominata ‘genovese’, una delle tante versioni di quella che in bergamasca viene denominata ‘romana’. In questo caso la campana maggiore ha dondolato mentre le due campane minori suonavano a ritmo sostenuto. Questo segnale, tipico del mezzogiorno, viene eseguito in particolare per sottolineare la solennità dell’evento religioso.

Anche il suono a distesa – non riportato nel filmato – ha rivelato ulteriori elementi di arcaismo di grande interesse: le campane non vengono suonate ‘al botto’ ma chiamate in modo tale da produrre la seguente sequenza discendente:


La cadenza rimanda immediatamente al suono prodotto dalle campane ‘a slancio’, sebbene l’inceppatura delle campane di Almenno sia ambrosiano, interamente ligneo, con castello poggiante su tre travi centrali che non lasciano intuire la presenza di alcuna tastiera nel passato. Potremmo essere così di fronte al sistema più arcaico di suono presente in bergamasca prima dell’avvento del sistema ambrosiano e del carillon di matrice francese.

Per notizie sulla splendida chiesa di Almenno, rimandiamo al seguente link di wikipedia:

Per il suono e la tecnica delle campane (con brevissima intervista), segue il video:

Appuntamenti per vedere all’opera i fratelli Rota:

Sabato 11 settembre ore 11:00 e ore 18:45

Domenica 12 settenbre ore 11: e 18:45

Pubblicato: 10 settembre 2010Tags: , , , , , , , ,