‘Omaggio a Manòt’. CD virtuale in memoria del campanaro di Gandino Quirino Picinali.

Omaggio a Manòt è una produzione digitale e virtuale a disposizione di tutti coloro che vogliono conoscere da vicino la tradizione del suono d’allegrezza di Gandino e ascoltare alcune composizioni di uno dei suoi più eminenti campanari. Parliamo di Quirino Picinali, detto Manòt, nato nel 1880 e morto nel 1962. Abitante nella contrada di Cà da Poz, a Gandino, ha svolto l’attività di contadino insieme a quella di artigiano del legno. Accanto a questi due mestieri legati al mondo della terra e al contorno naturale, s’inserisce l’enorme passione per le campane, che lo condussero ad apprendere il suono d’allegrezza dei campanari nati a metà XIX secolo – in particolare Giovanni Nodari – e a portare un enorme contributo al repertorio di Gandino con una vasta introduzione di brani ballabili. Il repertorio di Gandino si è sempre contraddistinto per una assoluta originalità compositiva. Lo notiamo con le melodie per le feste di prima e seconda classe, caratterizzate da matrici che rimandano a stilemi settecenteschi o a forme melodiche che poco hanno a che vedere con la musica strumentale dell’epoca. Diverso è l’approccio di Quirino Picinali, che sin dalla fine dell’800 e per tutto il primo trentennio del Novecento respirò musica bandistica, canzoni d’autore diffuse sui 78 giri e, infine, la musica operistica, che giocò un ruolo determinante nella composizione di molti brani. Quest’ultima non solo per le singole melodie che potevano venire estratte e rielaborate in suonate per campane, ma anche per passaggi armonico-melodici, diverse introduzioni e alcuni finali. La musica da festa viene sostanzialmente eseguita in occasione dei battesimi e veniva suonata proprio durante la celebrazione, facendo da sottofondo alla cerimonia. Le suonate di Manòt si caratterizzano per una magistrale vivacità compositiva, agilità strutturale del brano ed estrema orecchiabilità. Si tratta di brani per dieci campane, che sfruttano tutta la gamma sonora disponibile sul concerto della Basilica. La loro complessità e la loro difficoltà esecutiva dal punto di vista tecnico vanno di pari passo con il fascino di una musica plurisecolare che si è rinnovata in pieno Novecento.

Campanine di vetro di Manòt

Con il campanaro Gioanì Manèch (al secolo Giovanni Nodari 1879-1958) si assiste al passaggio dalla musica più antica a quella ballabile o di matrice bandistica. Tali notizie le abbiamo rinvenute da Tarcisio Beltrami (1922-2019), campanaro storico di Leffe, che in gioventù aveva imparato proprio da Giovanni Nodari, trasmettendoci una decina di suonate che venivano eseguite attorno al 1930-40. Al suo netto cambiamento di tendenza si era poi unito Manòt, suo coetaneo e deciso portatore della musica da ballo sulle campane. Certamente lo stile compositivo di Gandino si differenzia da quello dei luoghi circostanti e ha sempre mantenuto caratteristiche ben definite: uno stile declamante e una costante ricerca di soluzioni melodiche d’interesse e di marcato stile sette-ottocentesco, figlio di un’epoca che aveva segnato la prima grande produzione campanaria gandinese. I ragazzi delle scuole campanarie della Federazione Campanari Bergamaschi propongono in questo lavoro una raccolta di sette brani, cinque dei quali tratti dal Quaderno Nodari, cui si aggiungono due brani appresi dal maestro Lorenzo Anesa (1951-2016), che a sua volta apprese da Andrea Castelli, allievo di Manòt. Il Quaderno Nodari è un’importantissima raccolta di suonate d’allegrezza di Gandino manoscritte nel 1950 dal maestro Giuseppe Nodari a partire dalle esecuzioni di Quirino Picinali. In tale raccolta, pubblicata dallo studioso Valter Biella nel 1986 nel volume I suoni delle campane, Nodari riportò 33 musiche d’allegrezza di Gandino di prima, seconda e terza classe.

Quirino Picinali (1880-1962) col figlio Martino (1911-1996)

Tale classificazione, rispondente alle classi dell’epoca preconciliare valide per battesimi e funerali, è stata resa possibile grazie all’apporto del campanaro Lorenzo Anesa, che venne intervistato da Valter Biella proprio in merito a tale manoscritto. Altrettanto venne svolto dalla nostra associazione nel 2016, quando la Federazione accolse l’archivio di Lorenzo Anesa, nel quale si trovavano le memorie di alcune di queste suonate d’allegrezza. Da tali memorie e da tali contributi è derivata la trasmissione di queste conoscenze alle generazioni più giovani, che si avvicinano con sincera ammirazione a questo patrimonio sterminato di musica che riserva sempre sorprese all’ascoltatore, all’allievo e all’esecutore. Il documento sonoro che presentiamo vuole essere testimonianza e ringraziamento per quanto fatto dal campanaro Manòt unitamente a tutti i campanari precedenti, che si sono spesi con straordinaria passione nel corso dei secoli per creare un repertorio davvero ineguagliabile. Una piccolissima fetta di questo repertorio viene offerta in queste incisioni che a voi dedichiamo, unitamente agli auguri di buon ascolto. 

Immagine di copertina: il campanaro Quirino Picinali, detto ‘Manòt’, insieme al figlio Martino e, sullo sfondo, la moglie, incinta della figlia Gabriella (che qui vediamo nell’immagine a colori del 2012 mentre guarda la madre nell’angolo a sinistra del libro). Gandino. Anno 1932. Immagine 6031 dell’archivio del fotografo svizzero Paul Scheuermeir, che all’inizio degli anni ’30 del XX secolo condusse un’indagine etnografica sulle prealpi e alpi lombarde. Uso dell’immagine su contratto di licenza all’uso con l’Università di Berna. Anno 2012.

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Video della sessione di registrazione del CD virtuale

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