Bergamo Brescia 2023: Ricordo di Giuseppe Gandellini, pioniere nella registrazione del suono delle campane

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Giuseppe Gandellini è una delle figure più interessanti dal punto di vista della salvaguardia della tradizione del suono delle campane della provincia di Brescia. Potremmo definirlo quasi un pioniere, una figura archetipica nella volontà disperata di catturare una dinamica cronologica in costante rivolgimento. Nato nel 1899 a Berlingo, nella pianura bresciana, si trasferisce ancora giovane a Verolanuova, più grande rispetto al piccolo centro di Berlingo, in piena realtà agricola, e qui inizia, aprendo un negozio, con la sua opera di appassionato venditore di apparecchi radiofonici. Ma non è solo l’attività commerciale a caratterizzare la volontà di Giuseppe Gandellini. Esiste, dietro ciò, una ferma e affascinata volontà di catturare il tempo che passa, gli eventi più importanti, tutto ciò che concerne le nostre comunità, in notevole e inarrestabile cambiamento, come accaduto nel Ventesimo secolo. E da uomo del Ventesimo secolo quale è stato, con fine coscienza dell’evolversi delle cose, Giuseppe Gandellini inizia una straordinaria opera di salvaguardia nel mondo delle campane all’indomani della dichiarazione di guerra da parte di Mussolini e la sua decisione, nel 1942, d’iniziare a requisire le maggiori campane di tutte le parrocchie italiane, colpendo in particolar modo territori quali Brescia e Bergamo, ricchissimi quanto a patrimoni campanari. Giuseppe Gandellini aveva iniziato la propria attività prima della Seconda Guerra, cimentandosi nella costruzione di registratori rudimentali che servissero a catturare suoni, memorie, emozioni. Si era recato alla RCA di Milano, dove aveva riciclato materiale di scarto costruendo un enorme registratore del peso di 60 kg che, con la sua corpulenta natura, riusciva a trasportare per poter registrare ciò che la storia andava vivendo.

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E così fu il caso delle campane della pianura bresciana. Iniziò dapprima nel 1941, registrando le campane di Verolanuova, suo borgo adottivo, per poi espandersi a molti paesi della pianura, tra cui ricordiamo Calvisano, Ghedi, Quinzano – per citarne solo alcuni -, spingendosi poi fino alla città di Brescia e risalendo la Val Trompia, a Bòvegno e Piamborno, in Valcamonica. Si tratta di documenti straordinari in cui il nostro Gandellini catturava all’interno di due o tre minuti d’orologio – tanto era il tempo concesso dai dischi del tempo – suoni di campane che poi riversava su dischi 78 giri in alluminio. Il suo senso della salvaguardia era tale da documentare a voce il giorno e l’ora della registrazione effettuata. Cristallizzare il tempo che passa, catturare ogni singola nota o voce, nella coscienza che tutto ciò che scorre lascia una traccia che deve in qualche modo essere scolpita. E in esso, o meglio, in questa missione, Giuseppe Gandellini ha svolto un ruolo straordinario, documentando con lucidissima coscienza il suono delle campane. Immaginiamo però cosa volesse dire catturare suoni di campane nell’arco di due o tre minuti. Non si trattava di registrare delle note di campane che andavano a dondolo, semplicemente tirate da una persona, ma di registrare veri e propri concerti di campane. Pensiamo quindi ai campanari che erano all’interno del campanile, fossero essi cinque o otto, e pensiamo che eravamo in pieno conflitto bellico, per cui era necessario trovare un gruppo sufficientemente abile per tirare le corde a comando, eseguendo le scale secondo una serie di schemi prestabiliti che fanno parte della tradizione plurisecolare. E come se ciò non bastasse, bisognava suonare nel modo migliore possibile perché quella registrazione restava l’ultimo segno di ciò che non si sapeva cosa sarebbe stato in un futuro.

Campanile di Vèrolanuova – Archivio Felino Micheletti di Brescia

E così possiamo immaginare Giuseppe Gandellini nell’atto di ricercare l’angolazione migliore attorno alla torre campanaria per catturare il suono più uniforme, predisporre sistemi elettrici con cavi per poter alimentare le proprie macchine e soprattutto coordinarsi con chi suonava all’interno del campanile perché suonare all’interno del campanile presuppone una coordinazione con chi era all’esterno. E non esistevano telefoni cellulari né tantomeno telefoni tradizionali per fare questo. Dunque, l’opera di Gandellini appare ancora più straordinaria insieme a quella dei campanari che hanno suonato. Movimenti che restano ormai pietrificati nel tempo ed eterna memoria. Ed è stata la possibilità che ci ha offerto la Fondazione Civiltà Bresciana di ridare vita a questi gesti e a questi suoni che altrimenti sarebbero rimasti su dischi di metallo. Possiamo dire che Giuseppe Gandellini, nella sua straordinaria e attenta salvaguardia, andava a catturare sia il suono a distesa che il suono dell’allegrezza, ossia il suono a tastiera, per cui possiamo immaginare il campanaro incaricato del suono d’allegrezza sporgersi dal campanile e intendersi con Giuseppe per poi poter iniziare a suonare la propria melodia. A questo si aggiungono i drammatici discorsi dei parroci pronunciati prima della rimozione delle campane. Parole intense attraverso le quali i sacerdoti inneggiavano al Signore la protezione del popolo, salutando le campane con grande malinconia in quanto la loro sottrazione rappresentava un modo per soffocare la voce del popolo inerme, che reclamava tutela.

Campanile di Gàmbara – Archivio Felino Micheletti di Brescia

Quanto facciamo ora è unicamente un cenno che meriterebbe uno studio ben più approfondito. Tuttavia, possiamo dedurre alcuni spunti di riflessione di estremo interesse. In primo luogo, la coscienza dello scorrere temporale, la necessità di catturare il momento, fosse esso campanario, vocale o sociale. In secondo luogo, la coscienza dello scorrere del tempo che si accompagna a quello dell’evolversi della tecnologia. Ecco così Giuseppe Gandellini trasferire su bobine modello nastro Geloso tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta gran parte del proprio archivio, che poi ancora, a metà degli anni Ottanta, porterà sulle cassette C60 e C90, che sono dietro l’angolo della nostra moderna digitalizzazione. L’ultima sua grande testimonianza resta infatti la decisione di riversare su cassette C60 e C90 alcuni dei dischi 78 più preziosi, il tutto preceduto da un discorso dai toni altisonanti di fascino e reminiscenza del periodo antebellico, a sottolineare la drammaticità dei momenti vissuti e la volontà di trasmettere ciò che si era raccolto. Se Giuseppe Gandellini fosse vissuto fino ai giorni nostri, non ci sarebbe stato il minimo dubbio che avrebbe poi riversato tutto su sistemi digitali, proprio perché, nella sua estrema semplicità ed essenzialità, sapeva cogliere lo scorrere cronologico e, allo stesso tempo, sapeva cogliere la necessità di adeguarsi agli strumenti che si evolvevano, per continuare a far sì che il suo messaggio fosse costantemente attuale. La sua è un’eredità enorme, che va compresa e ricompresa in ogni gesto compiuto.

Campanile di Calvisano – Archivio Felino Micheletti di Brescia

L’opera da lui svolta non ha confronti e ha l’enorme merito di poterci stimolare e aprire la mente a riflessioni sull’importanza di tutelare un patrimonio immenso che vede nella sua opera un’ulteriore spinta verso la piena comprensione di un tesoro d’inestimabile valore quale quello della campana: manufatto artistico, strumento sonoro, mezzo sociale di comunicazione. A chiudere questa riflessione, ci tocca dire che non tutte le campane che registrò Gandellini vennero rimosse. E oggi su YouTube, in piena digitalizzazione, possiamo riascoltare le stesse identiche note, purtroppo oggi mosse da congegni elettrici spesso difettosi, in altri casi invece concerti completamente rimossi e integrati da nuovi complessi campanari, oppure ancora concerti parzialmente rimaneggiati proprio perché qualche campana era stata rimossa. E interessantissimo è il confronto che è possibile ancora fare tra le registrazioni effettuate tra il periodo 1941-1943 e le registrazioni effettuate oggi dai nuovi giovani appassionati. Giuseppe Gandellini, nel suo spirito e nel suo determinato carattere, vive in mezzo a loro conservando una memoria plurisecolare di cui è protagonista assoluto.

Campanile di Carpenedolo – Archivio Felino Micheletti di Brescia

Desideriamo ringraziare la dottoressa Clotilde Castelli, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Civiltà Bresciana, per averci svelato questo straordinario tesoro della memoria, che cerchiamo, attraverso i nostri video e audio, di rendere divulgabile e comprensibile a tutti nella peculiarità del messaggio e nell’attualità del suo significato, che va al di là del puro ma straordinario atto di avere immortalato un pezzo importante della drammatica storia del XX secolo.

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