Giovani campanari d’Europa: una panoramica dall’Inghilterra

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Nel quadro di un panorama musicale campanario italiano in progressivo e forte ringiovanimento, appare interessante capire cosa accade negli altri paesi d’Europa, in particolar modo nelle aree in cui la tradizione del suono delle campane non ha ceduto e si mantiene capillarmente presente sul territorio. Un caso molto interessante a questo proposito è quello dell’Inghilterra, con i suoi 50.000 campanari e il 90% di concerti ancora interamente manuali. Rosemary, 19 anni, studia italiano all’Università di Londra e nel 2009 si è esibita a Roncobello con i propri genitori, anch’essi campanari, nel suono di un piccolo concerto mobile e con le tradizionali handbells.

In un’intervista di qualche giorno fa ci racconta come sia entrata nel mondo delle campane e le sue impressioni sul vivere in bilico tra la civiltà tecnologica e il mondo della tradizione.

Un momento del suono in campanile. La lavagna sul lato sinistro viene utilizzata per spiegare le diverse combinazioni sonore da ottenere in ogni scala eseguita.

 

-Quando hai iniziato e suonare e perché?

Ho iniziato a suonare quando avevo sette anni. All’inizio ho deciso di cominciare a suonare perché tutta la mia famiglia suonava e girava i campanili, usando un linguaggio tecnico che non riuscivo a capire. Ho deciso quindi d’iniziare anch’io per sentirmi parte della loro esperienza. Non ricordo esattamente come abbia iniziato. Sono salita per la prima volta sul campanile quando avevo solo cinque giorni. Quando ho iniziato avevo le paure che hanno tutti: volare via con la corda, non riuscire ad avere il controllo della campana. Non ho però mai avuto paura delle campane quando ero piccola.

Mio padre mi ha insegnato a suonare con le corde mentre mia madre a casa insegnava a me e a mia sorella – che ha due anni più di me – i diversi ‘metodi’ di suono. Era una passione che coinvolgeva tutta la famiglia e mi divertiva molto. Sia io che mia sorella siamo riuscite a imparare molto velocemente, riuscendo a evitare quella parte essenziale di lezioni teoriche e pratiche che spesso risultano noiose per chi sta imparando. In questo modo abbiamo subito cominciato ad andare in giro a suonare, rendendo così queste prime esperienze un divertimento. Questo mi rende orgogliosa. Quando qualcuno mi chiede: ‘Fai qualcosa di particolare nella vita?’, rispondo: ‘Suono le campane!’

-Come viene interpretato l’essere campanaro da chi è estraneo a questo mondo?

Quando dici di suonare le campane, la gente reagisce mostrando un cortese disinteresse, anche perché la maggior parte pensa che le campane semplicemente svolazzino o facciano rumore, non potendo capire il significato di termini tecnici estranei al mondo dei campanari. Al di là di avere coinvolto due amici in quest’esperienza, credo che la motivazione a suonare possa essere solamente individuale. Anche mia sorella ha provato a coinvolgere alcuni amici ma, in sostanza, resta il frutto di uno stimolo personale l’avvicinarsi alle campane. Parlare di campane a chi non s’intende di campane senza averle davanti è difficile, per cui ci si trova bene con chi è appassionato e con chi si possono scambiare opinioni e impressioni su questo mondo musicale.

 

Foto di gruppo con allievi e maestri.

-Com’è la situazione del suono delle campane a Londra?

Ora che sono a Londra per motivi di studio, potrei andare a suonare tutte le sere . C’è un campanile disponibile quasi ogni sera: lunedì, mercoledì, ogni tanto venerdì e domenica mattina. Non è però un’abitudine di tutte le città e dei paesi in Inghilterra. A Londra ci sono centinaia di campane suonabili, per cui è possibile suonare molto. Nei paesi invece ci si trova a provare una sera alla settimana e si suona la domenica mattina.

-Come viene visto il mondo delle campane dai giovani?

C’è un notevole numero di giovani suonatori in Inghilterra. All’università si possono incontrare molti gruppi e associazioni di campanari. È bello poter andare a suonare insieme, dopodiché andare al bar e passare del tempo in compagnia. Ci sono molti giovani ma c’è anche una preoccupazione per il futuro in quanto la popolazione sta invecchiando e l’età media si alza, con la conseguente preoccupazione che non si riesca più a sostituire i suonatori anziani con forze fresche. Non credo però che la tradizione del suono delle campane sia destinata ad estinguersi, almeno a breve.

C’è molto entusiasmo tra i giovani per il suono delle campane: si organizzano gite, si vanno a visitare posti per suonare, si fa amicizia tra campanari tramite Facebook, si mettono video su YouTube. Credo che il suono delle campane abbia un futuro perché ci sono molte occasioni per incontrarsi e fare progetti insieme.

Suono delle campane durante una gita effettuata con gli allievi a Upper Clatford (Hampshire), Inghilterra del sud.

 

-Quali sono a tuo avviso gli aspetti positivi del suonare le campane?

La cosa più bella del suonare le campane è incontrare altra gente. Non esiste il campanaro ‘tipo’. I campanari sono persone che svolgono diverse professioni (come nel caso del campanile del mio paese: pensionato, camionista, tecnico radiologo, autista, professore), hanno diversa estrazione sociale e diversa formazione culturale. Condividono però questa passione e non vi è alcun pregiudizio di professione o provenienza famigliare. Non esiste distinzione d’età tra campanari giovani e anziani. Quando si suona si forma parte di un tutt’uno e si sta bene insieme. Credo che per i più piccoli sarebbe certamente più difficile andare a suonare in un posto dove non ti conoscono. In linea generale, però, tutti sono ben accetti. I campanari formano una comunità molto compatta dove la passione per le campane unisce le generazioni e le classi sociali.

-Che progetti ci sono in Inghilterra per motivare e formare nuovi suonatori?

Per attirare nuovi suonatori ci sono gruppi di volontari delle singole chiese che invitano a imparare; inoltre si tengono giornate di ‘campanili aperti’ (open day) in cui si viene accolti all’entrata dei campanili, è possibile vedere le campane, vengono distribuiti volantini informativi sulle attività campanarie. Sono protagonisti di queste iniziative gli scout, guide turistiche e scuole della zona. Altri eventi per coinvolgere nuovi suonatori sono le Messe. Da qui nasce poi la proposta di trovarsi una volta a provare e capire se ci sia interesse a imparare. Il CCCB (sito del Central Council of Church Bellringers, vale a dire l’Associazione Centrale dei Campanari) spiega che sono necessarie sei lezioni di mezz’ora ciascuna per acquisire un buon controllo delle campane. Alcune persone fanno più fatica di altre ma tutto dipende dal singolo individuo. Quando ho iniziato mia papà era incaricato di tenere le chiavi del campanile. Per questo motivo potevamo andare ad esercitarci con una certa libertà. Mio papà bloccava i batacchi per cui potevamo fare pratica con il movimento delle corde. Era bello perché non si trattava solo di imparare: si chiacchierava e si scherzava, per cui il tutto risultava più piacevole.

-Cosa ci puoi raccontare sulle handbells, le tipiche campanelle inglesi?

Le handbells sono molto utili per imparare e memorizzare fuori dal campanile i metodi di suono (vale a dire i diversi tipi di scale e di combinazioni sonore). Molti sono capaci di tenere le corde delle campane ma non conoscono i metodi di suono. Puoi imparare agilmente il sistema di combinazioni sonore senza dover affrontare lo sforzo fisico di tenere una campana nel campanile. I miei genitori sono molto appassionati di campane. A casa abbiamo un set di 16 campanelle nuove e un set più vecchio di 12 campanelle. C’è la tradizione a casa nostra di trovarsi a suonare domenica sera con gli ospiti. Le campanelle vengono utilizzate spesso in occasioni di pranzi ufficiali: in circostanze come queste chi non suona le campane può capire più facilmente il significato di ciò che suoniamo.

Uno spartito numerale utilizzato per il suono corale delle handbells, che interpretano 'L'orologio di mio nonno'.

 

 

– Che differenza c’è, a tuo avviso, tra il vostro sistema di suono e gli altri sistemi di suono esistenti?

Il nostro sistema è molto veloce ed è basato su sistemi matematici a differenza di altri sistemi puramente musicali. Per questo chi non è campanaro fatica a capire il criterio di suono.

-Che messaggio finale desideri dare ai giovani campanari d’Europa?

Suonare le campane è un modo per mantener viva una tradizione e socializzare con altre persone, non solo in Inghilterra ma in tutto il mondo. È molto bello poter apprendere altri sistemi di suono per capire come gli altri interpretino con diverse modalità lo stesso atto di suonare le campane. Credo che questo sia un buon modo per stimolare lo scambio culturale tra campanari di diverse parti d’Europa.

Clicca qui per sentire l’audio originale dell’intervista in inglese.


Pubblicato: 5 maggio 2012Tags: , , , ,