Da Curcuris a Roncobello: la tradizione musicale sarda tra le Alpi Orobie

Nelle giornate del 4, 5 e 6 settembre la Scuola Campanaria di Roncobello ha ospitato gli amici di Curcuris (Oristano) nel secondo atto del gemellaggio culturale e musicale tra Bergamo e la Sardegna. L’entusiasmante esperienza si è articolata su diverse forme e ambiti, vedendo al centro dell’attenzione il ballo tradizionale sardo a cura del Gruppo Ballo Folk ‘San Sebastiano’ e le campane, a cura dei campanari della Marmilla e della Scuola Campanaria di Roncobello.

Suono delle campane alla Coltura di Lenna

I campanari sardi hanno sperimentato il loro sistema di suono direttamente sulle campane dell’Alta Valle, cimentandosi con notevole perizia sulle campane del concerto del Santuario della Madonna della Coltura di Lenna e sulle campane del concerto della Chiesa di San Pietro e Paolo a Roncobello. Per mezzo di funi e fili di ferro, i campanari Claudio e Matteo Zedda, sotto la supervisione dell’infaticabile e generosissimo Parroco di Curcuris Don Ignazio Orrù (grande appassionato di campane nonché suonatore egli stesso), hanno dato vita a un concerto di campane che ha coinvolto gradualmente tutti i bronzi del Santuario di Lenna, dimostrando come il sistema di suono sardo possa ben adattarsi a concerti con inceppatura differente da quella tipica dell’Isola.

L’esperimento condotto a Lenna venerdì 4 settembre è stato ripetuto il giorno seguente a Roncobello con le tre campane piccole, creando un suggestivo gioco di rintocchi che ha fatto da preludio al concerto di gemellaggio tenutosi nel piazzale della Chiesa di San Pietro e Paolo.

Suono delle campane a Roncobello

Dalle 14:30 i rintocchi degli amici sardi hanno annunciato l’inizio dello spettacolo, evento preceduto da brevi suonate a tastiera a cura dei campanari della Scuola Campanaria. Alle 15:30 le autorità hanno aperto l’incontro artistico sottolineando, sia da parte del Sindaco di Roncobello Andrea Milesi, sia da parte del Sindaco di Curcuris Giorgio Pilloni, quale rilevanza abbia per comunità così piccole come quelle protagoniste della festa il fatto di riconoscersi nelle tradizioni e nel tutelare le tradizioni popolari. Come ha sottolineato Giorgio Pilloni, Curcuris è composta da trecento abitanti, il 10% dei quali ballerini presenti a Roncobello. Roncobello raduna attorno a sé giovani campanari provenienti dall’Alta e Media Valle Brembana, il che ha favorito la cooperazione di diversi Comuni impegnati nel gemellaggio (Roncobello, Isola di Fondra, Lenna, Piazza Brembana, San Pellegrino Terme): ciascuno di essi ha messo a disposizione, in collaborazione con la Parrocchia di Branzi, fondi e strutture per contribuire all’ottima riuscita del gemellaggio.

Saluti delle autorità e omaggio lirico

Lo spettacolo si è snodato attorno al ballo e alle campanine, intervallato dal suono delle campane a distesa per la Santa Messa. Il grande potere di coinvolgimento del ballo si è manifestato nelle abili movenze dei giovani e degli adulti di Curcuris, nella vivacità dei suoni della fisarmonica e dell’organetto diatonico, nella bellezza dei costumi (in particolare le gonne con ricche pieghe a ventaglio e i foulard che danzavano al ritmo dei passi delle ragazze). Le spiegazioni del maestro di ballo durante il concerto hanno chiarito le origini arcaiche del ballo e la sua funzione religiosa in ambito precristiano, valenza che si è conservata sino ad epoche piuttosto recenti nella società odierna. Particolarmente illuminante appare la considerazione sul ‘ballo tondo’, in cui la disposizione circolare dei ballerini rinvia all’immagine del sole, della perfezione geometrica dell’elemento curvilineo e, in questo caso, al collegamento con la divinità. Il fatto che al termine della Messa domenicale si usasse ballare davanti al sagrato, è chiaramente reminiscenza che portava a identificare l’immagine sacra cristiana con quella del sole, nonché momento di gioia comunitaria.

Campanine in concerto

Il concerto di sabato 5 settembre – seguito da un folto pubblico composto da locali, villeggianti a appassionati del ballo e delle campane – ha testimoniato come la tradizione può e deve passare attraverso i giovani, impegnati nel conservare e tramandare la memoria orale pur vivendo in piena era tecnologica. Tuttavia, teniamo a ribadire, in questo caso è stata proprio la tecnologia ad essersi messa al servizio dell’arte: Internet ha consentito a due realtà profondamente diverse di avvicinarsi e conoscersi gradualmente, comprendendo e convincendosi solidamente di come le piccole realtà locali possano divenire laboratori prodigiosi di recupero culturale.

Ballo di presentazione eseguito dai ragazzi del Gruppo Ballo Folk di Curcuris

Ballo di Curcuris e due frammenti di ballo barbaricino

Ballo campidanese eseguito dai ragazzi del Gruppo Ballo Folk di Curcuris

Ballo campidanese eseguito dagli adulti del Gruppo Ballo Folk di Curcuris

Le immagini e il filmato incluso nell’articolo dimostrano la qualità dello spettacolo, l’apprezzamento pubblico, l’impatto della cultura sarda sul paesaggio alpino. A noi resta l’immagine e la sensazione profonda del grande affetto costruito in pochi giorni di convivenza, traccia profonda di un cammino di reciproca conoscenza sul piano culturale, identitario e personale.

Luca Fiocchi

Pubblicato: 13 settembre 2009Tags: , , , , , ,