Memoria di Giulio Donadoni a quindici anni dalla scomparsa
A quindici anni dalla scomparsa del campanaro di Grumello de’ Zanchi, frazione di Zogno, Giulio Donadoni (1930-2011), pare importante fare un bilancio sulla sua eredità trasmessa. Si tratta certamente del campanaro più rappresentativo della tradizione campanaria della Valle Brembana. Una valle che ha mantenuto attivo il suono tradizionale, pure nella semplicità dei suoi suonatori, per la costante determinazione nel conservare una tradizione che risale alla metà del XVIII secolo. La famiglia Donadoni non era originaria di Zogno, bensì di Alzàno Lombardo, confermando in questo modo i movimenti migratori che un tempo avvenivano non in senso longitudinale, cioè dal centro alla periferia, ma in senso latitudinale, cioè da valle a valle.

È un aspetto di notevole interesse perché permette di capire come con il corso dello sviluppo industriale degli ultimi 200 anni, molte direttrici siano andate a perdersi, con il conseguente scadimento di percorsi, vie di comunicazione, e transiti culturali che si erano mantenuti sino a quel momento. La famiglia Donadoni si era trasferita nel 1830 a Grumello de’ Zanchi a seguito dell’acquisto di alcune terre che avrebbero poi costituito il perimetro naturale all’interno del quale avrebbero sviluppato una grande tradizione di lavoro e di musica.

I dodici fratelli della famiglia Donadoni, tutti i musicisti di grande talento, hanno costituito un salto qualitativo nella tecnica esecutiva della musica campanaria locale. Donadoni ha fatto da sintesi tra i campanari attivi ancora alla metà del XX secolo, scampati alle guerre, in grado di riportare la musica della memoria sui campanili spogliati e poi ripristinati, una tradizione messa in grave pericolo dalla requisizione bellica del 1942-43. Conoscere Giulio Donadoni è stato un grande privilegio, come per molti campanari maestri che ci hanno insegnato in questi anni: uomo affabile, amante di lunghe chiacchierate su svariati argomenti, dotato di uno straordinario orecchio musicale e di una grande abilità tecnica che l’aveva portato a rielaborare i brani appresi dagli anziani suonatori del tempo.

In due pubblicazioni cartacee di questi anni e un CD pubblicato all’indomani della sua morte, abbiamo voluto ricordare lo spessore della sua eredità. Si tratta di un’eredità popolare e umile, tuttavia ricchissima di sfumature da scoprire non solo attraverso il repertorio la tecnica, lo spirito istrionico e la fantasia, ma anche attraverso gli strumenti da lui costruiti. Suonatore a metà strada tra il campanaro e il campaninaro, ha affascinato molti giovani e continua a riscuotere grande interesse proprio per la sua natura eclettica.
Nei video che presentiamo abbiamo voluto raccogliere la maggior parte delle testimonianze che abbiamo potuto filmare sui campanili nei primi tempi in cui l’abbiamo conosciuto, alla fine degli anni ’90, in occasione della registrazione del CD L’Armonìa, realizzato nel 2004 con l’Associazione Culturale Barabàn.

Grazie, Giulio, per tutto quello che ci hai insegnato, per il bellissimo tempo che abbiamo potuto condividere, anche attraverso i membri della Scuola Campanaria di Roncobello che hanno potuto apprezzare questa preziosa esperienza. Buona visione a tutti.
