Vacanze e campane nei racconti d’estate

Pubblichiamo con piacere il racconto di una nostra socia onoraria che uscirà nel mese di aprile 2012 sul bollettino parrocchiale di Leffe ‘Antenna’.

LA COLONIA MONTANA DI SCHILPARIO

Ricordi

Negli anni intorno al 1960 la Parrocchia di Leffe possedeva in Val di Scalve, esattamente a Schilpario, frazione Pradella, una colonia montana.

Emma se la ricorda bene: un grande edificio bianco, su due piani, posto proprio ai piedi di una grande pineta. A piano terra c’erano le cucine e la grande sala da pranzo, al primo piano due lunghe camerate, una per i maschi ed una per le femmine.

I bambini, di un’età compresa fra i sei e i dodici anni circa, potevano trascorrere nella colonia un mese di vacanza, respirando aria buona. I turni erano tre: iniziavano a metà giugno per terminare a metà settembre.

Si partiva da Leffe a bordo di pullman e su, su, fino a raggiungere Schilpario che, allora, sembrava lontanissimo. Emma risente ancora oggi quel nodo in gola di nostalgia che, alla partenza, tentava invano di mandar giù deglutendo: la partenza da Leffe per lei era sempre un po’ triste, ciao mamma, ciao papà, scrivetemi…

La comitiva iniziava a cantare quasi subito e la nostalgia sfumava un poco. Le canzoni intonate erano quelle tipiche della montagna: Quel mazzolin di fiori, Vecchio scarpone, La montanara, Notèr dè Bèrghèm…..

Giunti alla colonia ognuno prendeva la propria valigia, spesso di cartone, che conteneva la biancheria intima, pantaloncini, magliette, golfini, tutto contrassegnato dal proprio numero rosso su sfondo bianco, di cotone, cucito a mano con pazienza dalle mamme; raggiunta la camerata, la “signorina” o la suora indicava a ciascuno il proprio letto di ferro smaltato, sotto il quale veniva posta la valigia.

Poi tutti a mangiare: le suore erano davvero delle brave cuoche, il cibo era semplice ma genuino ed abbondante. Il pomeriggio era dedicato ai giochi: allora non esistevano scivoli, ne’ altalene, ne’ giostrine, c’erano soltanto alcuni palloni, corde per saltare e tanti, tanti rami di pino con cui costruire piccole instabili capanne vicino alla colonia.

La fantasia non mancava: nel prato vicino si giocava a pallavolo, palla prigioniera, si improvvisavano staffette di corsa. All’ora di cena i bambini erano stanchi ed affamati: un bel piatto di pastasciutta, un po’ di prosciutto, un frutto, una tavoletta di cioccolato, pane croccante e acqua freschissima per tutti.

Ancora un po’ di giochi nel salone, la recita delle preghiere serali e poi tutti a letto: dall’altoparlante della camerata veniva trasmessa una dolce ninna nanna cantata da Renato Rascel “Lungo i pascoli del ciel cavallino va, tutto d’oro è il tuo mantel nell’azzurrità, vecchia luna di lassù mostragli il cammin, stelle d’oro fate il coro per le vie del ciel” e… un sonno profondo coglieva tutti.

Emma si ricorda anche benissimo la sveglia del mattino: verso le sette e mezza veniva trasmessa, ad alto volume, la colonna sonora del film “Il ponte sul fiume Kwai”, una marcia allegra e veloce che praticamente ti buttava giù dal letto.

E la giornata ricominciava.

Anima della colonia era Don Angelo Canova, a quel tempo curato della gioventù cattolica femminile di Leffe; di carattere gioviale, aveva una grande passione per la montagna e, con passo instancabile, faceva da guida agli ospiti della colonia. Emma, grazie a Don Angelo, ha raggiunto i Campelli, il Monte Gleno, il Monte Venerocolo, i Laghi Gemelli, ha visto la grande cascata del Vo’.

Durante una gita la comitiva si fermò vicino ad un piccolo ghiacciaio; Don Angelo disse a tutti di riempire di neve il proprio bicchiere di latta, vi versò del vino rosso: molti assaggiarono così la loro prima granatina.

Ogni tanto la nostalgia si faceva risentire, Emma ogni giorno aspettava l’arrivo della posta; una volta le arrivò una strana cartolina: “Tanti cari saluti da mamma, papà, Michele e Martina”; ma chi è Martina, si chiese Emma, lei aveva solo il fratellino Michele……Mostrò la cartolina alla signorina di turno, che era pure sua zia; la zia sorrise e rispose: Martina è la tua nuova sorellina!

Emma pensò allora che una bianca cicogna si fosse fermata sul camino di casa sua e che vi avesse calato un fagottino rosa.

Un giorno un gruppo di genitori andò a trovare i propri figli in colonia; arrivarono anche quelli di Emma, la quale, felicissima li accompagnò a visitare Pradella. Poche semplici casette di montagna, una piccola chiesa, una sola strada sulla quale si incontravano galline, pecore e capre. Con loro c’era anche un signore della Valgandino che chiese al papà di Emma: “Saliamo sul campanile e facciamo una sbaciocàda?”.

Il papà di Emma sapeva suonare bene le campanine, ma non era proprio un campanaro, pensò però che quel signore lo fosse e non se la sentì di dirgli di no. La porta del campanile era aperta, il paesino sembrava deserto, la tentazione era grande, i due salirono. Nell’aria si udì allora un suono di campane a dir poco squinternato: quel signore non sapeva proprio suonare ed il padre di Emma si trovò spiazzato.

All’improvviso da quelle casette uscirono alcune signore anziane, grembiule e fazzoletto nero in testa, all’inizio incredule poi ben decise ad interrompere quell’incredibile scampanio. I due “campanari”, vedendo che dai prati vicini sopraggiungevano anche gli uomini armati di rastrelli e forconi, se la diedero a gambe. Anche Emma scappò a gambe levate e, per far prima, saltò giù dal muretto della strada per raggiungere il prato sottostante ma… finì su un mucchio di letame coperto da rami di pino. Emma sorride ancora oggi quando ci ripensa.

Finalmente arrivava il giorno del ritorno a casa: stare in colonia era bello, si giocava molto, si mangiavano fragole e mirtilli a volontà, ma la voglia di rivedere il proprio paese, la propria casa, i propri cari era fortissima. Quando il pullman arrivava in zona Villa Giuseppina, ora Onda Blu, la comitiva iniziava a cantare “Aprite le porte, che passano i vincitor…”.

E finalmente era di nuovo Leffe, di nuovo casa, di nuovo famiglia.

Anche se da molti anni la colonia di Schilpario non è più di proprietà della Parrocchia di Leffe ed è diventata un condominio per appartamenti di seconda casa, i ricordi restano….

Bruna

 

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